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Written by APE Genova

Il gazebo di APE Confedilizia contro la riforma del catasto

A Genova: aumenti in centro del 27,7%

Con un gazebo allestito in via XX Settembre, Ape Confedilizia ha informato i Genovesi dei rischi che si corrono dal punto di vista della tassazione in caso di riforma del Catasto.
Presenti il presidente Vincenzo Nasini, e i consiglieri di Ape Confedilizia Lorenzo Russo e Sonia Paglialunga sono stati distribuiti documenti che attestano i rischi di aumento.
È stato in particolare il Centro Studi Cisl a elaborare e diffondere alcune stime relativi ai possibili aumenti della base imponibile e dell’Imu nelle maggiori città italiane.

Genova, purtroppo, non fa eccezione rispetto ai rischi di stangata: più 27,7% in centro e più 12,2% nelle zone periferiche.
Per questo Ape Confedilizia continuerà a informare i cittadini sui rischi della riforma del catasto, prevista dall’art. 6 del disegno di legge delega per la riforma fiscale.

L’iniziativa, indetta dalla Confedilizia nazionale, continuerà in diverse città italiane ed ha lo scopo di spiegare appunto la pericolosità della revisione degli estimi catastali, quali sono i partiti che la osteggiano, quali quelli che la sostengono e quali propongono una soluzione di compromesso (ad esempio, approvare il comma 1 ma non il comma 2 dell’art. 6).
Per Vincenzo Nasini:

«Bisogna richiamare l’attenzione anche di coloro che fino ad ora si sono disinteressati al problema, ritenendo di non incorrere in alcun rischio. L’intervento sul catasto previsto dal governo è un rischio per tutti, è per questo che è necessario protestare e farsi sentire. Eppure, vi è la possibilità di una soluzione di mediazione, consistente nella soppressione del solo comma 2 dell’articolo 6 e nel mantenimento, così, della parte riguardante la modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili. In particolare, facilitazione e accelerazione dell’individuazione e del corretto classamento di: immobili attualmente non censiti (c.d. “immobili fantasma”); immobili che non rispettano la reale consistenza di fatto; immobili che non rispettano la relativa destinazione d’uso; immobili che non rispettano la categoria catastale attribuita; terreni edificabili accatastati come agricoli; immobili abusivi. Quanto agli affitti abitativi, il modo per eliminare ogni ostacolo è altrettanto agevole: approvare l’emendamento, agli atti della Commissione Finanze della Camera, che prevede, con riferimento ai regimi cedolari esistenti, il mantenimento della medesima imposta netta attraverso interventi nella determinazione della base imponibile».

Si tratta di due soluzioni mirate a garantire che la riforma fiscale non porterà ad aumenti di tassazione.
Se questa è l’intenzione del Governo e di tutta la maggioranza, è sufficiente metterle in atto.

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Catasto, come stanno le cose

Che cosa prevede l’ARTICOLO 6 del disegno di legge delega per la riforma fiscale?

Due cose molto diverse fra loro, ben differenziate già nella rubrica dell’articolo.

  1. Il COMMA 1 prevede la modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili.
    In particolare, la norma mira a facilitare e accelerare l’individuazione e, eventualmente, il corretto classamento di:
    – immobili attualmente non censiti (c.d. “immobili fantasma”);
    – immobili che non rispettano la reale consistenza di fatto;
    – immobili che non rispettano la relativa destinazione d’uso;
    – immobili che non rispettano la categoria catastale attribuita;
    – terreni edificabili accatastati come agricoli;
    – immobili abusivi.

    Il comma 1 è condiviso dall’intero Parlamento.

  2. Il COMMA 2 prevede la revisione del catasto dei fabbricati.
    La novità principale della revisione è l’introduzione di una qualificazione patrimoniale del catasto italiano, tradizionalmente di natura reddituale perché teso a considerare quale indice di capacità contributiva la capacità dell’immobile di produrre reddito e non il suo mero possesso.

    Il comma 2 non è condiviso da 5 forze politiche: 3 di maggioranza (Lega, Forza Italia, Coraggio Italia), 2 di opposizione (Fratelli d’Italia, Alternativa).

Perché c’è grande attenzione al tema catasto?

Perché sui dati catastali si basano diversi tributi, il principale dei quali è l’IMU, vera e propria patrimoniale annuale sugli immobili, che ha un gettito di circa 22 miliardi di euro l’anno, frutto dell’aumento dei moltiplicatori catastali e delle aliquote disposto con la manovra Monti (prima l’ICI pesava per circa 9 miliardi l’anno).

Dall’IMU è attualmente esclusa l’abitazione principale (la cosiddetta “prima casa”), a meno che non si tratti di un’unità immobiliare di categoria catastale A/1, A/8 e A/9. Tuttavia, va sottolineato che la Commissione europea — oltre a racco- mandare a1l’Ita1ia di “aggiornare” il catasto al fine di compensare con maggiore tassazione sugli immobili una minore imposizione “sul lavoro” — ha suggerito anche di reintrodurre l’IMU sull’abitazione principale.

Gli altri tributi fondati sulle risultanze catastali sono, principalmente, l’Imposta di registro, che si paga in caso di acquisto di un immobile, l’Imposta sulle successioni e sulle donazioni e l’Irpef dovuta per le abitazioni ulteriori a quella principale che si trovino nello stesso Comune
di quella di residenza e che non siano locate.

Peraltro, i dati catastali influenzano anche l’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), attraverso il quale i cittadini accedono, a condizioni agevolate, alle prestazioni sociali o ai servizi di pubblica utilità. Tra i parametri con i quali viene determinata la situazione economica del nucleo familiare del richiedente la prestazione o il servizio rientra, infatti, il valore catastale degli immobili di proprietà, “prima casa” inclusa. Maggiore è il valore catastale di quest’ultima, dunque, minore possibilità vi è di ottenere la prestazione o il
servizio.

In ogni caso, è stato il Governo stesso a dichiarare esplicitamente la finalità di incremento di tassazione sugli immobili dell’intervento normativo. La relazione del Ministero dell’economia e delle finanze sull’articolo 6 del disegno di legge delega afferma che la disposizione

“è coerente” con la raccomandazione della Commissione europea con la quale si invita l’Ita1ia a “ridurre la pressione fiscale sul lavoro attraverso una riforma dei valori catastali”. Dal canto suo, il Presidente del Consiglio — rispondendo alla Camera a un’interrogazione parlamentare — ha affermato, parlando de1l’Imu, che “gli estimi su cui sono basati i gettiti di oggi sono del1’88-89, son passati più di 33 anni!”.

È appena il caso di rilevare che la bizzarra precisazione circa le finalità non fiscali del nuovo catasto (una norma priva di finalità fiscali in una riforma fiscale è un inedito…), contenuta nel comma 2 dell’articolo 6, è stata inserita al mero scopo di (tentare di) tranquillizzare qualche
osservatore superficiale, risolvendosi in realtà in un’ulteriore (e un po’ goffa) ammissione degli ovvi obiettivi della revisione catastale.

Il Centro Studi della CISL ha elaborato e diffuso alcune stime relative ai possibili aumenti della base imponibile e dell’IMU nelle maggiori città d’Ita1ia: Roma + 52%; Milano +151,2% in centro e 87% in periferia; Napoli 119% in centro e + 59,8% in periferia; Bologna 55%; Genova +27,7% in centro e 12,2% in periferia; Bari 32,7% in centro e +23,7% in periferia.

Per il Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL, le rendite catastali aumenterebbero del 128,3% con punte del 189% a Trento, del 183% a Roma, del 164% a Palermo, del 155% a Venezia, del 123% a Milano.

I rischi della revisione del catasto prevista dal comma 2 dell’articolo 6 sono stati evidenziati dall’intero mondo immobiliare. Oltre che la rappresentanza dei proprietari (Confedilizia), si sono pronunciate — fra l’altro — quelle degli agenti immobiliari (Fiaip), delle imprese immobiliari (Aspesi), degli amministratori di condominio (Gesticond, fra le altre).

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Catasto reddituale e catasto patrimoniale

Il catasto italiano nacque con funzioni perequative, allo scopo di recare uniformità di valutazioni all’interno della Penisola. E ha avuto una costante caratteristica: essere un catasto di redditi e non di valori. La sua funzione, in sintesi, è tradizionalmente stata quella di indicare il
reddito medio ordinariamente ritraibile da un terreno o da un immobile. La stessa Corte costituzionale ha ritenuto di “salvare” la trasformazione del catasto reddituale in catasto patrimoniale, inopinatamente attuata con decreto ministeriale e dichiarata illegittima dalla
magistratura amministrativa, sul presupposto della sua provvisorietà. In tale contesto, peraltro, la Consulta fece significativamente rilevare che

“nel momento in cui, per determinare tariffe di estimo e rendite catastali, si abbandona il tradizionale ancoraggio al reddito ritraibile e si privilegia il valore di mercato del bene, si opera una scelta procedimentale alla quale non è logicamente estraneo il rischio di determinazione di rendite catastali tali da superare per la loro misura il reddito effettivo, sicché imposte ordinarie, che a tali rendite si rifacessero, porterebbero ad una sostanziale progressiva erosione del bene”.

Quali sono le posizioni politiche in campo?

Il Governo e parte della maggioranza sostengono la necessità di giungere all’approvazione dell’articolo 6 del disegno di legge.

Il Centrodestra — sia quello di maggioranza (Lega, Forza Italia, Coraggio Italia, Noi con l’Italia), sia quello di opposizione (Fratelli d’Italia) — ha proposto la soppressione dell’intero articolo 6, anche in coerenza con quanto convenuto dall’intera maggioranza il 30 giugno 2021, in occasione dell’approvazione del documento di indirizzo per la riforma fiscale, che lo stesso Governo — nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) — ha indicato come testo alla base della sua proposta.

Vista l’insistenza del Governo sul proprio testo, il Centrodestra di maggioranza ha promosso due proposte di mediazione, che avevano come tratto distintivo il mantenimento di tutte le previsioni contenute nell’attuale comma 1 e che erano finalizzate alla mappatura degli immobili, al loro corretto classamento, all’emersione degli immobili fantasma e alla regolarizzazione di quelli abusivi. Entrambe sono state rifiutate dal Governo e dagli altri partiti della maggioranza, evidentemente più interessati a introdurre il catasto patrimoniale, con tutti i pericoli connessi.

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Riforma fiscale, domani Confedilizia in piazza

Domani Confedilizia sarà in piazza in diverse città d’ItaIia per spiegare che cosa prevede il famigerato articolo 6 (revisione del catasto) del disegno di legge delega per la riforma fiscale, perché è pericoloso, quali partiti lo osteggiano, quali lo sostengono, quali propongono una soluzione di compromesso (ad esempio, approvare il comma 1 che garantisce, tra l’altro, la mappatura ed il censimento degli immobili fantasma, ma non il comma 2, con il nuovo catasto patrimoniale).catasto urbano APE Confedilizia Genova riforma fiscale

Presso i gazebo di Confedilizia saranno invitati a prestare attenzione al tema, in particolare, coloro che finora se ne sono disinteressati, ritenendo di essere al riparo da qualsiasi rischio: i proprietari, o i prossimi acquirenti, della sola casa di abitazione. Verrà spiegato loro che anche per la prima casa deve scattare l’allerta, per almeno tre ordini di ragioni, illustrate in un documento che verrà distribuito e che potete scaricare anche >qui<.

I gazebo di Confedilizia saranno l’occasione per puntare l’attenzione anche sui rischi di aumento della tassazione sugli affitti abitativi, pure presenti nella riforma fiscale.

#facciamocisentire

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Catasto, ecco i fatti

Poiché le indiscrezioni giornalistiche indicano anche il catasto fra i temi trattati nella riunione del Presidente del Consiglio con i capi delegazione della maggioranza nel Governo, Confedilizia ritiene utile ricordare come si sono svolti i fatti.

  1. Il 30 giugno 2021 le Commissioni Finanze del Senato e della Camera hanno approvato – al termine di una lunga serie di audizioni sulla riforma fiscale – un “documento conclusivo” finalizzato a “fungere da indirizzo politico al Governo per la predisposizione della riforma fiscale complessiva”. Nello stesso, a seguito di una trattativa politica fra i diversi Gruppi parlamentari (e – evidentemente – di uno “scambio” fra gli stessi), la maggioranza convenne di non indicare il catasto fra i temi da includere nella riforma fiscale.
  1. catasto urbano APE Confedilizia GenovaIl 29 settembre 2021 il Governo ha approvato e presentato al Parlamento la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF). Nella stessa, si legge quanto segue: “Con riferimento al sistema fiscale, a novembre 2020 il Parlamento ha deliberato l’avvio dell’Indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e sugli altri aspetti del sistema tributario. L’Indagine ha avuto luogo nel primo semestre 2021 e si è conclusa il 30 giugno con l’approvazione di una relazione che costituirà la base per la predisposizione da parte del Governo di un disegno di legge delega sulla riforma fiscale”.
  1. Il 5 ottobre 2021 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega per la riforma fiscale. Poiché la bozza predisposta dal Governo – già emersa nella precedente riunione della Cabina di regia – conteneva anche la revisione del catasto, la Lega ha lasciato in anticipo la riunione della Cabina di regia e non ha partecipato alla successiva riunione del Consiglio dei Ministri. Il Segretario Salvini dichiarò: “Il nostro consenso non c’è”.
  1. Il 28 ottobre 2021 il testo del disegno di legge delega per la riforma fiscale è stato presentato in Parlamento. La relazione del Ministero dell’economia e delle finanze sull’articolo 6 (revisione del catasto), afferma che la disposizione “è coerente” con la raccomandazione della Commissione europea con la quale si invita l’Italia a “ridurre la pressione fiscale sul lavoro attraverso una riforma dei valori catastali”, così esplicitandosi la finalità di aumento della tassazione sugli immobili.
  1. Il 14 gennaio 2022 sono stati depositati due emendamenti soppressivi dell’articolo 6 del disegno di legge delega per la riforma fiscale: uno a firma dei Presidenti dei Gruppi parlamentari della Lega, di Forza Italia, di Coraggio Italia, di Fratelli d’Italia e del leader della componente Noi con l’Italia del Gruppo Misto; uno da parte della componente Alternativa del gruppo Misto.
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Genova: rischio stangata dalla riforma del catasto

Allarme di Ape Confedilizia per Genova:
la riforma del catasto serve ad aumentare le tasse sulla casa.

«Purtroppo, è dimostrato che i nostri timori non erano e non sono infondati. L’Europa ha ordinato di utilizzare la riforma catastale per trovare le risorse necessarie a compensare la riduzione del corso del lavoro. La proprietà immobiliare è il vitello grasso (ma in realtà sempre più magro) da sacrificare, che considera i proprietari di casa ricchi polli da spennare. Genova sarà una delle città più stangate»
Così, senza molti giri di parole, il presidente di Ape Confedilizia Genova interviene su quella che potrebbe diventare una nuova stangata per tutti coloro che sono proprietari. L’avvocato Nasini ricorda anche che la
«Commissione Finanze della Camera si è soffermata a discutere a lungo su un articolo che non avrebbe dovuto essere contenuto nella riforma fiscale, in seguito all’accordo raggiunto il 30 giugno nella stessa Commissione e nella sua omologa del Senato. Il problema è che l’incremento dell’imposizione immobiliare è l’obiettivo dichiarato della revisione del catasto, come può leggersi nella relazione del Ministero dell’economia e delle finanze che accompagna il testo governativo. Un testo, peraltro, che è irricevibile anche nel merito, sia per la sua estrema (e quindi pericolosa) genericità, sia per la sua connotazione fortemente patrimoniale. Il Governo ha messo nero su bianco che la revisione che propone ha il preciso scopo di predisporre un ulteriore aumento della già smodata tassazione sugli immobili. Genova sarebbe una delle città maggiormente interessate dall’incremento fiscale»
Dice ancora Nasini. La “Analisi Tecnico-Normativa” del Ministero dell’economia e delle finanze, che accompagna il testo del disegno di legge, evidenzia infatti che la revisione “è coerente” con le raccomandazioni della Commissione europea che chiedono all’Italia di “compensare” la riduzione della tassazione sul lavoro con “una riforma dei valori catastali”.
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